La storia affascinante di Raggiolo

Il borgo di Raggiolo è adagiato su uno sperone che domina la valle del torrente Teggina, in un paesaggio da presepe, nel versante casentinese del Pratomagno. Concentrato nella sua piccola dimensione urbana, alto sulla strada e compenetrato nella rigogliosa foresta di castagni, si presenta con la semplicità di chi ha radici profonde. Storie di Longobardi, di signori feudali, come i resti del trecentesco Castello dei Conti Guidi ancora testimoniano.

Storie di fieri montanari, ricchi solo dell’acqua dei torrenti – base nei secoli per lo sviluppo di fucine per la lavorazione del ferro, segherie e mulini per cereali – e delle castagne, così importanti nell’economia locale da aver dato il nome a un modo di coltivare, la “Raggiolana”. E, soprattutto, storie di una colonia proveniente dalla Corsica, chiamata dal potere granducale dei Medici a ripopolare l’antico castello distrutto nel XV secolo.

Un borgo caratterizzato dalla pietra: le strade selciate, i ponti sui torrenti impetuosi, le fonti, i mulini, i lavatoi, i seccatoi. Il nucleo antico, così compatto e aggregato, senza discontinuità tra pietra e pietra, rende subito evidente il passaggio dal castello feudale dei Conti Guidi.

Scopri di più sulla rinascita di Raggiolo

Raggiolo sembrò prosperare in questo mondo di signorie e castelli fino al 1440, quando Niccolò Piccinino, un capitano di ventura che aveva perso una importante battaglia contro i Fiorentini, per rappresaglia distrusse completamente il castello.

L’epoca dei cavalieri e dei castelli era tramontata anche in Casentino. Il castello non venne più ricostruito e la muraglia, posta nel borgo dopo la chiesa, è quanto resta dell’antico cassero, ancora oggi detto “La Bastia”.

Nel ’700, il Granduca di Toscana, per ripopolare il paese, portò alcune famiglie di coloni dalla Corsica. Raggiolo si sviluppò ancor più prospero di prima, grazie alla produzione e lavorazione delle castagne e alle mandrie di buoi che percorrevano l’antica via dal Pratomagno alla Maremma: “Il Borgo dei Corsi”.

Ortignano Raggiolo nasce istituzionalmente con Regio Decreto del 1873 dalla fusione dei due Comuni di Raggiolo e di Ortignano.

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LE TESTE DI PIETRA

Sull’angolo di una casa di Badia Tega ci sono due pietre angolari scolpite, raffiguranti teste, di cui una di gatto e l’altra umana. Nella montagna tosco-emiliana queste facce vengono chiamate
“marcolfe”. Interessante capire l’etmologia del termine “marcolfe” che è il femminile dell’antico nome germanico markulf, composto da mark, “confine” e wolf “lupo“. Significa colei che custodisce i confini; ed in effetti le teste apotropaiche o markolfe, avevano proprio la funzione di “proteggere ” i confini della casa da pericoli esterni.

I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA

Il Borgo di Raggiolo dal 2015 è annoverato tra i Borghi più belli d’Italia, e con le sue strade da percorrere solamente a piedi, il paese è una meta ideale per chi ha voglia di riscoprire il Medioevo dell’Appennino Tosco-Emiliano.