La Val Teggina si trova nel cuore del Casentino, incastonata tra i rilievi del Pratomagno e circondata da boschi di castagno. Questo territorio colpisce per la sua atmosfera da presepe, con borghi di pietra, torrenti impetuosi e sentieri che si snodano tra panorami mozzafiato. Chi visita la valle potrà respirare aria pulita, scoprire la calorosa ospitalità locale e immergersi in una storia millenaria, ancora viva nelle tradizioni e nelle architetture rurali.

RAGGIOLO

Il borgo di Raggiolo è adagiato su uno sperone che domina la valle del torrente Teggina, in un paesaggio incontaminato, nel versante casentinese del Pratomagno.
Concentrato nella sua piccola dimensione urbana, alto sulla strada e compenetrato nella rigogliosa foresta di castagni, si presenta con la semplicità di chi ha radici profonde.

Storie di Longobardi, di signori feudali, come i resti del trecentesco Castello dei Conti Guidi ancora testimoniamo. Storie di Fieri Montanari, ricchi solo dell’acqua dei torrenti – base nei secoli per lo sviluppo di fucine per la lavorazione del ferro, segherie e mulini per cereali – e delle castagna, così importanti nell’economia locale da aver dato il nome ad un modo di coltivare, la RAGGIOLANA. E, sopratutto, storie di una colonia proveniente dalla Corsica chiamata dal potere Granducale dei medici a ripopolare l’antico castello distrutto del XV secolo. 

Un borgo caratterizzato dalla PETRA : le strade selciate, i ponti sui torrenti impetuosi, le fonti, i mulini, i lavatoi, i seccatoi. Il nucleo antico, così compatto ed aggregato, senza discontinuità tra pietra e pietra, rende subito evidente il passaggio dal castello feudale dei Conti Guidi.

ORTIGNANO

Ortignano deriva dal latino, Hortius e Hortinius, probabili nomi di persona. La prima menzione relativa al castello di Ortignano si trova in un documento del 26 agosto 1225 dove l’abate Rainaldo di Capolona fece da arbitro in una lite a proposito di torri poste in Ortignano e Raggiolo. L’atto fu stipulato nella chiesa del castello; da questo documento si ricava che il paese era già allora legato a Raggiolo, legame che durerà nel tempo fino ad oggi, come testimonia la dizione congiunta dei due nomi per definire il territorio del Comune. 

La chiesa dei Santi Matteo e Margherita e le case antiche del paese con dettagli interessanti come gli archi delle porte con le chiavi scolpite con stemmi. Il luogo dove sorgeva il castello, il punto più alto del paese, è oggi occupato da una villa e non sono evidenti resti di murature antiche.

BADIA TEGA
Badia Tega è un piccolo centro, il cui nome evoca antiche abbazie scomparse, adagiato sul versante sinistro, a solatio, dell’alta e ampia valle del fosso Teggina, che confluisce nel torrente omonimo, scendendo dal Pratomagno. L’abitato ha un aspetto in parte moderno, composto di poche case radunate intorno alla piccola chiesa di Sant’Antonio. 
Il toponimo proviene dalletrusco, TEQUNAS in latino Teguna, Tegonius, da cui Tega così come l’idronimo Teggina, il fosso che scorre alla base della costa montana dove si raggruppano le case di Badia Tega. La chiesetta di Sant’Antonio, in stile romanico rurale, dipendeva in antico dall’abbazia camaldolese di Selvamonda e conserva alcune opere provenienti anche da Badia Santa Trinita, tra cui una pala d’altare centinata, tardo cinquecentesca, raffigurante la Madonna con il Bambino tra San Giovannino e san Gualberto e due tele di scuola fiorentina degli inizi del XVII raffiguranti l’Anima dannata e gli angeli del Paradiso. 

UZZANO
Superato il Ponte dell’Arno, subito sulla sinistra si nota l’alta cresta di Uzzano, altrura dove sorgeva uno dei tanti piccoli castelli che un tempo facevano da corona alla Valle.

MONTEBORNGOLI
L’abitato si trova 685mt sim sotto il Poggio Civitella sul crinale che divide Ortignano dal comune di Castel Focognano. II nome “Monteborgnoli” deriva dal fatto che una volta le famiglie proprietarie portavano il cognome BORGNOLI.
Da questa località scende un sentiero che, facendo parte dell’antico reticolo viario medievale, con diversi tornanti arriva a Badia a Tega e il panorama che si gode dalle case è ampio e altamente suggestivo. Per la sua posizione dominante che si prestava molto bene alla difesa e al controllo dei movimenti di uomini e mezzi giù nelle valle, fu sede di un importante comando partigiano nella primavera del 1944, per questo fu distrutto dai tedeschi che fecero vittime civili.

POGGIO CIVITELLA
Sulla cima di poggio Civitella i longobardi, scesi dal Pratomagno in Casentino contro i bizantini, costruirono una torre di avvistamento. Nei secoli successivi la torre divenne un vero e proprio castello, con una possente cinta di mura a secco (da qui il nome di Castello di Civitella Secca). Era in una posizione strategica per il controllo del basso Pratomagno e del passaggio per il Valdarno. Nel tardo medioevo fu però la repubblica fiorentina a decidere le sorti del Castello. Nel momento in cui Raggiolo si ribellò a Firenze, i mercenari fiorentini inviati dalla repubblica per sedare la rivolta, entrarono in Raggiolo distruggendolo. Da quel momento il silenzio calò su i ruderi del castello ed ancora oggi è possibile vederli.

GIOGALTO e GIOGATOIO
Giogalto è una località di origine medievale, una volta fortificata e con castello. Anche da qui si può godere di ampi panorami sul Casentino e si può scorgere i ruderi del Castello di Fronzola, regalandoci emozioni di pietra di un epoca passata. Il paese di Giogatoio (insieme ai paesi di Uzzano, Raggiolo e Ortignano) faceva parte della “Valle Fiorentina” realizzata nel 1357 per volere dei raggiolatti, i quali cercarono di ribellarsi al Signore Marco di Pier Saccone per consegnarsi alla città del Giglio.

SAN PIERO IN FRASSINO
Piccolo borgo in pianura che per la sua facilità di accesso è il centro maggiore del comune e ne accoglie la maggior parte della popolazione. Secondo la tradizione, San Piero è detto “frassino” a causa di una grande pianta di frassino che cresceva nei pressi della strada di Uzzano. La chiesa del paese di Santi Pietro e Paolo, una delle costruzioni più antiche dell’area, conserva una bella tela seicentesca di Pier Dandini.

Molino di Morino
Il Molino di Morino ha radici millenarie ed è parte del borgo di Raggiolo. Il torrente Teggina e le sue acque fornivano la forza motrice per la macinazione di cereali e castagne, attività fondamentali per l’economia locale. Con la sua struttura in pietra, le macine e la pietra serena, racconta la storia di un lavoro tenace, ingegno e profondo legame con il territorio.

Pieve di San Michele Arcangelo
Nel cuore dell’antico abitato di Raggiolo si trova la Pieve di San Michele Arcangelo, la cui fondazione risale probabilmente all’alto Medioevo. L’edificio ha subìto numerosi interventi nel corso dei secoli, ma conserva elementi architettonici di pregio, come il portale in stile romanico. La pieve è un simbolo di identità per la comunità locale, che ne ha preservato la memoria e il valore artistico.

La stanza del tempo
Uno spazio espositivo che accompagna il visitatore alla scoperta del passato di Raggiolo. Documenti, fotografie e testimonianze raccontano come la vita di questo borgo e del suo territorio sia stata profondamente influenzata dalla natura e dalle attività tradizionali. La Stanza del Tempo è situata nei pressi della Pieve di San Michele Arcangelo.

La sala dei Corsi
Dedicata alla storia delle famiglie provenienti dalla Corsica, giunte qui nel Settecento per ripopolare Raggiolo. Attraverso oggetti, testi e ricordi orali, si scopre come l’incontro fra culture diverse abbia dato vita a una comunità dalle radici singolari e tuttora vive nella memoria collettiva.

La piazza
Il fulcro del borgo, dove storicamente si svolgevano mercati, feste religiose e momenti di socialità. La piazza è circondata da edifici in pietra e offre un panorama incantevole sul paesaggio della Val Teggina.

Muro delle parole dimenticate
Un’installazione situata in uno dei vicoli di Raggiolo, dove sono raccolti vocaboli e modi di dire un tempo diffusi tra gli abitanti. È un piccolo museo a cielo aperto che restituisce al visitatore un tassello di cultura popolare.